La mia opinione su The Danish Girl

The Danish Girl è decisamente il film del momento! In questo post potete leggere la mia opinione.

photo credits The Danish Girl
photo credits The Danish Girl

Tratto dall’omonimo romanzo di David Ebershoff, uscito nel 2000 ed ispirato alla storia di Einar Wegener/Lili Elbe e sua moglie Gerda; diretto da Tom Hooper, già regista di The King’s Speech e Les Misérables; plurinominato in vari festival tra Venezia e L’Academy Awards; The Danish Girl è un film tanto apprezzato dalla critica quanto contestato da alcuni movimenti femministi e transessuali, per non essere totalmente fedele alla storia reale e per la scelta di un attore cisgender (Eddie Redmayne), nel ruolo del protagonista.

Potete approfondire l’argomento qui: The TelegraphThe TelegraphThe Guardian

Amo il cinema, insieme alla danza è la forma d’arte che preferisco. Mi definirei onnivora di cinema, con questo non intendo dire che non abbia i miei gusti e le mie preferenze (eccome se ne ho), ma della settima arte mi piace tutto. La visione di un film, in una sala cinematografica, mi cambia sempre un po’ la vita. Le immagini toccano la mia sensibilità e mi emozionano, portandomi ad una dimensione di estasi, al limite dell’onirico. Non è forse questo il fine ultimo dell’Arte?

Ho visto The Danish Girl due giorni fa e voglio parlarmene perché, al di là del giudizio estetico, mi ha emozionata profondamente.

photo credits The Danish Girl
photo credits The Danish Girl

A me personalmente è piaciuto molto. Regia, fotografia e scene, per cui è anche stato candidato all’Oscar, sono magistrali. Interpretazioni brillanti. Tra tutte, quella di Alicia Vikander (Gerda), che questa notte le ha portato un Oscar come miglior attrice non protagonista. I dialoghi, mi sono piaciuti un po’ meno, ma temo che sia dovuto al doppiaggio. Questo, tuttavia, resta il mio personalissimo giudizio, di cui ho già detto che non mi interessa parlare qui.

Quello che invece desidero condividere con voi è la mia opinione sui contenuti di questo film e sulle tematiche affrontate.

foto d'archivio
foto d’archivio

Seppure frutto di una interpretazione, prima letteraria e poi cinematografica, la storia di Einar/Lili, l’artista danese che nei primi del ‘900 decise di sottoporsi al primo intervento chirurgico di transizione di genere, supera la fantasia e si rivela metafora di temi universali.

Argomenti come omosessualità, transizione, famiglia, identità, genitorialità, amore, tolleranza non sono mai stati tanto attuali come in questo periodo storico. The Danish Girl li affronta con delicatezza, rispetto ed intelligenza. Nel momento in cui Einar si scopre Lili o forse ne acquisisce solo consapevolezza, si apre una crisi interiore che lo/la porta a concludere il suo percorso di transizione, non senza sofferenza e tormento.

photo credits The Danish Girl
photo credits The Danish Girl

Einar sembra non aver via di scampo, è intrappolato in un corpo che non sente suo. Non è un uomo che desidera un altro uomo, anzi probabilmente la cosa lo turba. Non è omosessuale, lui è una donna nel corpo di un uomo, suo malgrado. Einar è transgender, in un periodo storico in cui questo termine non era nemmeno stato coniato.

In questa storia la sottile linea tra caso e destino si confonde. I protagonisti si trovano improvvisamente, per caso appunto, davanti a quello che pian piano diventa il loro destino ineluttabile. Non c’è via di scampo, un evento fortuito apre la strada ad un percorso obbligato e la domanda è: sarebbe comunque accaduto?! 

photo credits The Danish Girl
photo credits The Danish Girl

Mi viene in mente un vecchio proverbio che dice: “ciò che avviene conviene”. Ovvero, le cose quando accadono hanno un senso. Sta a noi coglierlo.

Il dramma di The Danish Girl, non finisce qui, ma ne racchiude in sé almeno altri due.  Il primo è quello della paternità negata. Einar desidera un figlio, ma è costretto a rinunciarvi nel momento in cui sceglie di far posto a Lili. Il secondo è l’amore puro e disinteressato. Gerda prova per la persona che ha sposato un sentimento indissolubile ed incondizionato che la tiene al suo fianco, sino alla fine.

photo credits The Danish Girl
photo credits The Danish Girl

Altre due cose che mi hanno profondamente colpita sono la complicità di questa coppia che, un po’ per gioco, si ritrova a seguire un percorso molto doloroso e il grande coraggio dimostrato da Lili, nonostante tutto.

Voi l’avete visto The Danish Girl? Che ne Pensate? Io mi sono commossa e mi sono interrogata sugli argomenti che ho esposto sopra. Mi capita spesso di chiedermi se esiste un disegno per ognuno di noi o se siamo veramente liberi di poter scegliere e quanto l’ambiente che ci circonda sia in grado di influenzare le nostre vite ed i nostri comportamenti. Mi sono anche chiesta quale sia la differenza tra identità ed aspetto.  Non è forse questa la domanda alla base del personal branding, tanto caro ai blogger? Essere e apparire che valore hanno?

Trovare il coraggio di essere se stessi è quello che conta!

foto d'archivio
foto d’archivio

 

 

I miei consigli di viaggio per la Turchia

Avete deciso o desiderate partire per la Turchia e cercate dei consigli di viaggio?! Bene, siete nel posto giusto!

Sultan Ahmed Mosque -nota anche come Moschea Blu o Blue Mosque-
Sultan Ahmed Mosque -nota anche come Moschea Blu o Blue Mosque-

La Turchia è un Paese splendido ricco di storia e con un patrimonio artistico, culturale ed architettonico enorme. Le varie dominazioni, susseguitesi nel tempo, con le loro molteplici influenze religiose e culturali, fanno della Turchia una terra meravigliosa ed unica.

Quello che mi ha particolarmente colpita, oltre all’immensa bellezza delle sue città, con le moschee e i palazzi, è lo straordinario splendore del suo patrimonio naturale.

In questo post vi fornisco dei pratici consigli per visitare la Turchia:

  • trasporti: la Turchia non è un paese fatto per spostarsi in treno. le distanze da coprire sono enormi tra una località e l’altra e le ferrovie non sono capillari. La cosa migliore è muoversi su strada. Esistono delle compagnie di autobus, ma è preferibile disporre di un mezzo se si vuole girare in autonomia. Noleggiare un’auto ha i suoi vantaggi in termini di libertà di movimento, ma non sottovalutate le distanze e i lunghi tratti lontani dai centri urbani. Un soluzione interessante potrebbe essere quella di aggregarsi ad un tour organizzato (ce n’è per tutti i gusti). Per spostarsi tra le principali città i voli interni sono la soluzione ideale.
  • cibo e bevande: la cucina turca è una deliziosa fusione di sapori orientali, asiatici, mediterranei e balcanici. Tra prodotti da forno, verdure, yogurt, pesce e carne, non resterete a digiuno. Le specialità più note sono il kebap, il simit, il gozleme, i dolma ed i sarma. Melanzane, peperoni, riso, legumi sono ingredienti molto utilizzati. Le bevande più amate il the, il caffè e l’ayran (a base di yogurt).
tipico the turco ad Ankara
tipico the turco ad Ankara
  • lingua: personalmente nelle città e nelle principali località turistiche non ho avuto difficoltà con l’inglese.
  • alloggi: vi suggerisco di scegliere hotel di fascia alta, perché gli standard potrebbero essere diversi da quelli italiani. Se decidete di fermarvi lontano dalle città, assicuratevi che il vostro hotel abbia un servizio ristorante perché potreste non trovare una alternativa all’esterno (soprattutto per la cena).
  • attenti a: le periferie, le stradine isolate nei dintorni delle attrazioni, i luoghi molto affollati come i mercati. Potreste incappare in borseggiatori e ladruncoli. Se viaggiate con un’auto a noleggio e uscite dalle città, occhio alle aree di servizio e rifornimento carburante, non sono ovunque.
  • da fare: la Turchia si presta molto bene ad essere visitata in barca. E’ l’ideale per chi pratica ciclismo e soprattutto mountain bike. Il giro della Cappadocia in mongolfiera, per quanto possa sembrarvi una cosa turistica, è una esperienza veramente indimenticabile.

 

Panorama della Cappadocia
Panorama della Cappadocia

Non mi resta che auguravi buon viaggio e aspettare i vostri racconti al ritorno.

 

 

Il mio viaggio in Turchia (io non ho paura di viaggiare)

Esattamente un anno fa, in questi giorni, stava per iniziare il mio viaggio alla scoperta della Turchia. Un viaggio unico e totalmente insolito per me e per il mio modo di viaggiare. Le motivazioni che mi hanno spinta a partire, ve le spiegavo in uno dei miei primi post su Wanderlust.

Istanbul

Oggi riaffiorano alla mente tutti i ricordi e le sensazioni che la Turchia con la sua straordinaria bellezza mi ha lasciato e ripartirei domani, se potessi. Qualcuno penserà che sono una incosciente, ma io non ho paura di viaggiare anche dopo i terribili attentati degli ultimi mesi. Io non voglio convivere con il terrore.

Cappadocia

Sorseggio la mia tazza di the, mentre scrivo e riguardo le foto. Quanta nostalgia. Della Turchia mi mancano i colori forti, come quelli della frutta sui banchi dei mercati o dei tappeti lavorati a mano; la bellezza mozzafiato di Istanbul e della Cappadocia; il sole caldo di Antalya; la magia del lago salato Tuz Golu che confonde lo sguardo tra acqua e cielo; la bontà dei gozleme nella antica città di Ankara; l’affascinante storia dei Dervisci; l’autenticità dei luoghi e la ruvidezza della gente semplice.

Tuz Golu

C’è una cosa che ho imparato ad Istanbul, che porterò sempre con me: la convivenza pacifica tra culture e credo differenti. L’Hagia Sophia (o Ayasofya in turco), nata in origine come chiesa ortodossa, poi cristiana e successivamente moschea, è un esempio significativo di come le culture e i credo diversi possano convivere in armonia tra loro. Oggi l’Hagia Sphia è adibita a museo e, al suo interno, le raffigurazioni sacre cristiane e musulmane si velano affiancate le une alle altre.

Hagia Sophia

 

Lo straordinario esempio di tolleranza, convivenza pacifica e liberà di espressione che l’Ayasofy, rivela, suscita in me una profonda riflessione su temi di attualità.

La Turchia è un Paese da sempre crocevia di culture, fisicamente a metà tra Europa ed Oriente, dove ancora oggi convivono numerose etnie è teatro di assurdi atti di intolleranza e terrorismo.

Ho amato e amo la Turchia e si, ci tornerei anche domani.

Voi ci siete mai stati? Vi è piaciuta? Come è cambiato il vostro modo di vivere e di viaggiare in questi ultimi anni e soprattutto mesi? Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione, lasciate un commento.

 

 

Come noleggiare una canal boat a Londra (e in UK)

In questo post vi darò preziosi suggerimenti su come noleggiare una canal boat a Londra e nel Regno Unito.

canl boat lifestyle

Vivere su una canal boat è un’esperienza straordinaria. Come ho raccontato nel post precedente, negli ultimi anni, un numero sempre maggiore di londinesi, ha rinunciato ai confort della vita in appartamento, preferendo a questa, quella più spartana delle house boat. Si tratta di una scelta di vita affascinate che tuttavia ha i suoi aspetti critici, se definitiva.

Non è necessario lasciare ogni cosa e trasferirsi nella City per capire di cosa sto parlando. E’ possibile vivere su una canal boat anche per un periodo breve, senza dover necessariamente conoscere qualcuno che ne possiede una.

 

Avete mai pensato di noleggiare una canal boat per la vostra prossima vacanza? Non è indispensabile avere delle competenze particolari per gestirla, basta semplicemente aver voglia di adattarsi un po’, ma il divertimento è assicurato!

moving a canal boat

Facendo delle ricerche in rete non sarà semplicissimo trovare le informazioni necessarie a noleggiarne una, questo perché non tutte possiedono una regolare licenza per l’affitto.

Io ho selezionato per voi i migliori siti dove trovare canal boat a noleggio, sia direttamente da privato che tramite agenzia:

 

 

 

Canal boat experience (vivere Londra in canal boat)

Desideravo provare l’esperienza di vivere Londra in canal boat da molto tempo e finalmente l’occasione è arrivata qualche settimana fa. Il mio 2016 è iniziato alla grande, con il più bello dei viaggi che potessi fare.

canal boat

Una canal boat è come una casa mobile, solo che sta nell’acqua. Al suo interno hai tutto l’indispensabile per vivere, ma sicuramente non lo spazio ed i confort che puoi avere in una casa fatta di mattoni. Diciamo che non è esattamente il Langham Hotel e che per apprezzarla è necessario un po’ di spirito di adattamento, ma vi assicuro che vale la pena provare!

Vi sarà sicuramente capitato di vederne nei canali in nord Europa. Quelle dei Paesi Bassi sono tra le più note. Ad Amsterdam se ne vedono tante, alcune molto belle, tutte piene di fiori colorati, una vicina all’altra. Normalmente le, così dette, house boat olandesi restano ferme lì dove sono ormeggiate, mentre a Londra la maggior parte di esse si sposta continuamente lungo i canali.

Negli ultimi anni sempre più persone residenti nella City hanno scelto di vivere stabilmente in una canal boat. Una delle ragioni più comuni che ha contribuito all’incremento di questa tendenza è il costo delle abitazioni. Gli affitti sono alle stelle e accedere ai mutui per acquistare casa non è semplice, soprattutto per i single. Così, molti trovano nelle canal boat una soluzione più economica per vivere in centro.

canl boat lifestyle

La vita in canal boat, sebbene affascinate per molti aspetti, non è sicuramente per tutti. Innanzitutto, come dicevo prima, richiede una certa capacità di adattamento. Quotidianamente bisogna fare i conti con problemi pratici come l’energia elettrica che arriva dalle batterie collegate al motore o dai pannelli solari, le bombole di gas per il riscaldamento e la cucina che vanno sostituite periodicamente, l’approvvigionamento dell’acqua, lo scarico delle acque reflue, ecc. Insomma non ti fai la doccia la mattina se prima non hai riscaldato l’acqua per almeno una buona mezz’ora (io non lo sapevo e me la sono fatta bella fredda la prima mattina. Non la inserirei tra le 10 cose che preferisco fare a gennaio). Se i pannelli solari non sono belli carichi, il tuo smartphone resta a terra e comunque difficilmente puoi caricare tablet, telefono, computer, batteria esterna e usare il phon contemporaneamente, per tre ore di fila. Quando torni a casa la sera, il riscaldamento non sarà partito prima che tu non lo abbia acceso manualmente (il che vuol dire che potrebbero non esserci 20°, ma forse nemmeno 10°).

canal boat 1

Eppure, nonostante tutto, per me la vita in canal boat è meravigliosa! E’ un po’ come essere sempre in vacanza. Tra boaters ci si conosce, ci si aiuta, come in un camping d’estate. La comunità dei London boaters si espande anche sui social media con gruppi e pagine.

Riscaldarsi con una tazza bollente di the ed un plaid, la pioggia che batte sul tetto, il suono del vento, i passi di chi, nella notte, cammina sulla tua boat per raggiungere la sua, per me sono sensazioni indescrivibili.

moving a canal boat

Come vi dicevo, la particolarità delle canal boat londinesi è che, nella maggior parte dei casi, non sono fisse, ma navigano per i canali. Anche questa è una conseguenza dei costi. Gli ormeggi stabili costano cari, mentre la circolazione è totalmente gratuita. Per questo un gran numero di canal boat, non pagando un posto fisso, gira continuamente e, al massimo, ogni due settimane deve spostarsi per raggiungere un nuovo punto di sosta.

Regent Canal

Tra i punti più di stop più noti ci sono il Camden Lock in Camden Town ed il Regents Canal in Kings Cross.

Costi a parte, vivere in una canal boat è uno stile di vita, una scelta precisa che puoi fare solo se ti piace.

Conosco diverse persone che hanno scelto di vivere in canal boat o che ne possiedono una, ma quella in cui ho alloggiato io è veramente speciale. Se volete saperne di più, date uno sguardo a questo reportage del The Guardian e guardate il video per vedere com’è al suo interno e conoscere il proprietario.

Vi piacerebbe provare questa esperienza straordinaria? Avete mai pensato di noleggiare una canal boat per la prossima vacanza? Volete sapere come fare?

 

 

 

Il mio soggiorno al Langham Hotel London

Prima di svelarvi tutto sulla mia esperienza in canal boat (che è stato il vero motivo del viaggio a Londra) vi parlerò del mio soggiorno al Langham Hotel

Perché abbia scelto questo meraviglioso hotel, ve l’ho già spiegato su trippando.it, ora voglio raccontarvi come è andata.

Non mi stancherò mai di scoprire una città tanto grande ed in continuo mutamento come Londra. I punti di vista da cui guardarla sono infiniti ed io penso di averne scoperti solo alcuni, tra questi c’è sicuramente la Londra elegante degli hotel di lusso.

photo credits The Langham Hotel
photo credits The Langham Hotel

Il Langham è uno degli hotel più rappresentativi della città, è stato il primo Grand Hotel d’Europa. Il suo palazzo in stile vittoriano è uno degli esempi più importanti di architettura inglese di quell’epoca, qui è nato il rito dell’afternoon tea (il the del pomeriggio) e Napoleone l’ha scelto come residenza per il suo esilio.

Potevo resistere al suo fascino?! Ma certo che no!

Sono arrivata al Langham in un piovoso tipico venerdì londinese, ho posato il mio bagaglio, in attesa che la mia stanza fosse pronta per le 15:00 e nel frattempo mi sono lanciata in una mattinata di shopping sfrenato in Regent Street.

L’hotel, si trova in Portland Place, affacciato alla chiesa di All Souls, proprio all’inizio di Regent Street, la principale via dello shopping, quindi vicinissimo anche a Soho.

A pranzo mi sono fermata da Franco Manca, la pizzeria più famosa di Londra. Ce n’è una proprio a Soho, in Berwick Street. Non amo mangiare cibo italiano all’estero, ma in questo caso ho fatto un’eccezione. Avevo sentito parlare di questa pizzeria che pare sia ormai un must nella City e, passandoci proprio vicino, non potevo non provare. Devo dirvi che è stata un’ottima scelta.

photo credits The Langham Hotel
photo credits The Langham Hotel

A questo punto, la mia stanza era pronta e sono stata accolta con estrema cordialità. Fa piacere sentirsi coccolati in hotel, soprattutto quando si viaggia da soli o si è in giro a lungo.

Dopo una breve sosta in camera, giusto il tempo di gustare la frutta fresca ed i deliziosi macarons di cui mi hanno omaggiata,  mi sono preparata per un pomeriggio di relax. La Chuan Spa mi aspettava ed io non mi sono fatta attendere.

photo credits The Langham Hotel
photo credits The Langham Hotel

Il wellness club del Langham, con la sua bellissima Spa, ispirata ai valori della filosofia del benessere e della medicina tradizionale cinese, la biosauna con sali dell’Himalaya, la piscina e la zona fitness TechnoGym, sono un vero paradiso nel centro di Londra.

Io mi sono persa qui per qualche ora, per l’esattezza tutto il pomeriggio. Non avrei potuto chiedere nulla di meglio.

Ci credete che i miei amici sono venuti a trovarmi e hanno preso un drink all’Artesian, l’elegantissimo bar dell’hotel, mentre io non sono riuscita a schiodarmi dalla Spa?!

photo credits The Langham London
photo credits The Langham London

Erano ormai quasi le 8:00 di sera quando mi sono trascinata in camera, non dopo essermi persa per i labirintici corridoi che portano alla Regent Wing, l’ala dell’hotel che si affaccia su Portland Place, dove si trovava la mia Grand Executive Room.

photo credits The Langham Hotel
photo credits The Langham Hotel

Per fortuna ho ritrovato la via in tempo per un bicchiere di champagne ed un complimentary evening canapés al Club Lounge. Questo servizio extra, offerto da molti hotel di lusso, è una delle facility che più apprezzo e che mi è capitato di trovare spesso a Londra. L’accesso a quest’area riservata ti permette di rilassarti a qualsiasi ora davanti ad un drink, di gustare una sempre variegata selezione di proposte culinarie, di dedicarti alla lettura o addirittura di rinfrescarti in caso di late check out.

Dopo una giornata così, cos’altro si può desiderare? Un letto, no?! Eh si, dopo un sonno rigenerante, in un fantastico king size double bed, l’avventura stava per iniziare.

photo credits The Langham London
photo credits The Langham London

Prima, però, una ricca colazione a base di frutta e muffin al cioccolato. Poi, una nuotata in piscina per dare energia alla giornata.

photo credits The Langham Hotel
photo credits The Langham Hotel

Credetemi, io dal Langham non sarei più andata via, ma una canal boat mi aspettava lì fuori ed io sognavo questo momento da tempo.

 

 

 

 

 

 

Il mio primo viaggio del 2016? Londra!

Ho scelto Londra come meta del mio primo viaggio 2016,  all’improvviso . Non avevo programmato un viaggio a gennaio né, tanto meno, di partire per Londra, ma le cose, si sa, accadono quando meno te lo aspetti. In realtà la maggior parte dei miei viaggi arriva d’impulso, come un po’ tutta la mia vita. Si dice che il ciabattino va sempre scalzo ed è proprio vero. Ho la forma mentis dell’organizzatore quando si tratta del mio lavoro o meglio di quello che un tempo era il mio lavoro. Per il resto, la mia vita, mi piace viverla come viene… spettinata, come sono io!

Regent Canal

Ho letto su Facebook (grazie Mark Zuckerberg) che un amico vendeva la sua canal boat e gli ho scritto dicendogli che non poteva darla via prima che io la salutassi, poi ho dato un’occhio ai voli Ryanair (per fortuna che esiste) e guarda caso le tariffe erano really cheap. Che fai, non parti? Certo che parti!

A voi piace Londra? Io non saprei descrivere esattamente quello che sento per questa città, ma posso dirvi che mi colpisce, mi inebria, a tratti stordisce. Mi rapisce, mi affascina, mi toglie il fiato, ma è una boccata di ossigeno. Mi diverte e mi sorprende. Mi ruba il cuore ogni volta ed io torno a riprendermelo, ma puntualmente lui resta li. Mi attrae e mi respinge allo stesso tempo.

Credo di vivere con questa città una storia romantica, nel senso letterario del termine.

Hyde Park

Londra per me è Hyde Park in una giornata grigia, Hampstead Park col sole, Camden Town con i suoi colori, litri di birra, i beef burgers più buoni del mondo, le note di una nuova canzone, millions of pigeons, i barbecue dove parli con tutti, le passeggiate lungo i canali, i festival d’estate, il caffè bollente la mattina, il the a tutte le ore, la libertà e l’amore.

Samuel Johnson (poeta, scrittore e critico, padre del vocabolario inglese)  scriveva: “quando un uomo è stanco di Londra, è stanco della vita, perché a Londra si trova tutto ciò che la vita può offrire”.

Bene, io sono partita! Volete sapere cosa è successo?

 

 

 

Perché ho aperto un blog

Il numero dei blog che affollano la rete aumenta di giorno in giorno, ma perché sempre più utenti decidono di iniziare questa avventura? Ho deciso di raccontarvi la mia esperienza in questo post e spiegarvi le motivazioni che mi hanno spinta ad aprire un blog.

E’ poco più di anno che ho aperto il mio primo blog. Ho iniziato con Wanderlustmytravelblog su WordPress.com, poi, nel giro di pochissimo, l’ho trasferito su Zingarate che mi ha permesso di avere maggiore visibilità e assistenza. Dopo qualche mese ho avuto la fortuna di incontrare sul mio percorso Silvia Ceriegi che mi ha dato l’opportunità di scrivere per trippando.it.

taniadecesare.it (3)

Oggi che sono finalmente pronta per un blog tutto mio, che porta il mio nome, posso dirvi perché ho deciso di fare questo passo.

Le motivazioni più comuni che mi è capitato di sentire sono:

  • la passione per la scrittura
  • l’interesse per l’argomento in oggetto

Personalmente, oltre alle suddette, quella determinante è stata una terza:

  • essermi ritrovata improvvisamente a dover riorganizzare la mia vita

Il teatro per cui lavoravo è stato commissariato ed io ho avuto, diciamo così, un bel po’ di tempo libero (dopo anni di studio e sacrifici, nell’affannosa rincorsa di un obiettivo)  per dedicarmi a qualcosa di diverso, qualcosa che mi stuzzicava dai tempi della tesi di laurea (in comunicazioni di massa): il web.

E’ stato così che mi sono buttata nel “favoloso” mondo dei blog.

Per la verità, devo dirvi che l’idea è nata quando una mia amica, che fremeva per il resoconto delle mie avventure dopo ogni viaggio, mi ha detto: hai mai pensato di scrivere un libro sulle tue storie?

Io ho pensato di scrivere un blog… di viaggi… dei miei viaggi. 

Qual è il senso di un blog? Voglio dire, oggi se non hai un blog non sei nessuno. chiunque ne ha uno e non sarà certo il mio a fare la differenza. Io sono una briciola in un oceano. Perché qualcuno dovrebbe essere interessato a quello che scrivo?

E’ meglio scrivere di se stessi o fornire notizie utili a qualcuno?

La mia risposta è: non esiste una regola o una formula magica.

Ho iniziato  perché lo sentivo necessario ed urgente, quindi l’apertura del mio blog rispondeva ad un bisogno personale. Perciò tutto quello che ho scritto e scriverò è autentico, non ha lo scopo di compiacere il lettore o un eventuale committente. Io scrivo per il piacere di farlo, se poi voi avrete il piacere di leggere, io ne sarò felicissima.

E’ esattamente per questo che dopo l’esperienza di un blog impersonale come Wanderlust e di un “coblog” come Trippando, ho sentito di aprire un blog personale nel quale mi piacerebbe parlavi non solo dei miei viaggi, ma di tutte le cose che mi interessano e che fanno parte della mia vita.

Voi lo aprireste un blog? Se ne avete già uno, vi andrebbe di raccontarmi la vostra esperienza nei commenti o con un messaggio privato?

Buona lettura,

Tania

taniadecesare.it (2)