Quest’anno per le vacanze di Pasqua scelgo la Puglia

Quest’anno per le vacanze di Pasqua ho scelto la Puglia. Certo, sono pugliese mi viene facile, penserete voi. Più o meno, rispondo io, visto che normalmente sono sempre in giro.

In effetti, anche lo scorso anno, per la prima volta, ho deciso di restare in Puglia, in questo periodo, per seguire i riti e le tradizioni della Settimana Santa che in tanti amano, ma a cui io non avevo mai assistito.  La mia esperienza ve l’ho raccontata poi in questo post.

Settimana Santa

Da quando ho un blog mi è capitato spesso di scoprire o riscoprire tanti luoghi con occhi diversi, come Molfetta, la mia città di origine.

Così, quest’anno, come lo scorso, scelgo di restare in Puglia e godermi le bellezze di cui questa regione è ricca. Ho deciso di girarla in camper per poter raggiungere anche gli angoli più remoti, che spesso sono anche i più suggestivi. Anche perché non c’è stagione migliore della primavera per visitare la Puglia.

Puglia in primavera

Volete sapere perché?:

  • i prezzi sono decisamente più bassi
  • i luoghi assolutamente non affollati
  • il clima è mite, non troppo caldo come d’estate, né umido come in autunno.
  • i riti di Pasqua sono imperdibili
  • si mangiano i ricci di mare nei ristorantini vicino alla spiaggia
  • i colori della campagna con i mandorli e i ciliegi in fiore sono caratteristici
  • il sole va giù più tardi e regala tramonti bellissimi

Siete mai stati in Puglia? Venite a scoprirla con i vostri occhi e aggiungete la vostra buona motivazione personale a quelle che elencato io!

Il blocco creativo del blogger

Ho passato l’ultima settimana a farmi domande senza riuscire a scrivere, in preda ad un blocco creativo. vi è mai capitato?

Per un blogger, il blocco creativo è il panico, un loop che si arrotola su se stesso senza via d’uscita. Da quando ho iniziato a scrivere su un Blog ho avuto alti e bassi, come è normale che sia, ma mai un vero e proprio blocco creativo.

inaspettatamente è successo anche a me la settimana scora. Che fare? Ho subito cercato di condividere questo omento di impasse con chi pensavo potesse capire quello che mi stava succedendo. Ho pensato che Facebook potesse essere utile come strumento di condivisione e confronto, così ho postato il mio messaggio. In effetti, ho ricevuto molti consigli e suggerimenti su come uscire da questo momento buio.

Neanche a farlo apposta, nel giro di qualche ora, la mia attenzione è caduta su un post scritto da Claudia Boccini dal titolo “Cambiare prospettiva per cambiare me stessa”. Nel post, Claudia fa una riflessione sulla necessità di cambiare prospettiva, di uscire da quella che lei chiama confort zone, la routine,  per andare in contro a se stessa ed aprirsi a nuove possibilità.

Claudia, come me, interroga se stessa, ma pone una domanda anche ai suoi lettori. Io le ho fatto una promessa, che in realtà era una promessa a me stessa. Le ho detto che avrei risposto al suo post con un nuovo post ed eccomi qui.

Come ho già raccontato nel primo post di questo Blog, tre anni fa mi sono trovata a dover forzatamente cambiare prospettiva. Tutto l’impegno di anni di studio e di lavoro finiti nel cestino e allora che fai? Ti inventi un’altra vita, riparti da zero!

Io ho deciso di ripartire da quello che mi piaceva, mi sono rimessa sui libri e ho voltato pagina. Ho iniziato a parlare dei miei viaggi entrando così nell’incredibile mondo bel blogging, mi sono avvicinata ai social media come preziosissimo strumento di lavoro, ho imparato ad usare un CMS e soprattutto ho conosciuto gente super e vissuto nuove entusiasmanti esperienze.

Qualcuno mi ha presa sul serio e mi ha persino pagata per il lavoro che stavo facendo. Oggi ho due Blog miei, scrivo su trippando.it, uno dei maggiori blog italiani, Sono social media manager di diverse aziende, realizzo siti web con i principali CMS e sto dando vita ad una start up.

Guardare il mondo da una prospettiva diversa mi ha fatto bene. Se non mi fosse capitato tutto quello che vi ho raccontato in questo post, qualche settimana fa, forse non avrei avuto la forza di cambiare prospettiva.  A volte, quello che può sembrare un evento negativo, può rivelarsi una grande fortuna se solo si riesce a guardare le cose con occhi diversi.

Vi starete chiedendo cosa c’entra tutto questo con il blocco creativo del blogger e ve lo spiego subito.

Un blocco creativo può arrivare per diverse ragioni. Un calo dell’entusiasmo iniziale, un momento di stress, i pensieri che si affollano, la mancanza di concentrazione, sono tra le cause più comuni. Scrivere è un piacere, ma non sempre abbiamo qualcosa da dire o vogliamo farlo. Per me la scrittura è una cosa molto personale ed io sono un tipo piuttosto introverso perciò, a volte devo lavorare su me stessa.

Il punto però non è perché il blocco arrivi. Prima o poi tocca tutti. La questione è come uscire da questa situazione di stasi? La mia risposta è: cambiare prospettiva! Andare in un’altra direzione, staccare, fare una pausa, prendere una boccata d’aria nuova.

Come i blogger sanno bene, non sempre si è ispirati, ma quando i tuoi lettori, o peggio i tuoi committenti, si aspettano che tu scriva, non hai scuse: devi farlo!

Voi come vi comportate in questi casi?

 

blocco creativo

Volevo correre la deejay ten

Era dallo scorso anno che volevo correre la deejay ten, la “maratona” (si, lo so che non sono 42km) non competitiva di 10km organizzata da Radio deejay. Nel 2015 mi sono decisa troppo tardi e non sono riuscita ad iscrivermi, così quest’anno c’ho pensato per tempo.

deejay ten

Non ho mai partecipato ad un evento di questo tipo. A scuola, pur praticando uno sport diverso dalla corsa, mi chiamavano sempre per i Giochi della Gioventù perché, non so come, riuscivo ad arrivare sempre tra le prime tre. Dai 23 anni, sino a due o tre anni fa, ho praticato la corsa più o meno sempre come attività sportiva principale, ma allenandomi da sola e mai in modo competitivo.

La corsa è uno sport che può regalarti grandi emozioni. Non tutti la amano. Molti la trovano noiosa o forse troppo faticosa. Fatto è che sempre più gente se ne innamora e negli ultimi anni è esploso un vero e proprio boom.

Correre vuol dire disciplina, impegno, sacrificio, concentrazione, sofferenza, ma anche introspezione, sfida con se stessi, superamento dei propri limiti e conoscenza del proprio corpo. Il corridore può contare solo su se stesso e questo lo aiuta nella sfida con la vita.

Molti top manager hanno scelto la corsa come metodo di allenamento e autodisciplina. Lo scrittore Haruki Murakami fa della corsa uno stile di vita e lo racconta nel suo libro L’Arte di Correre, diventato un must sia della letteratura che per tutti gli appassionati.

Io non correvo ormai da un paio d’anni, da quando non lavoro più in teatro e ho iniziato ad allenarmi per il coastal rowing (canottaggio per intenderci). Sono passata ad un altro sport bello tosto, di resistenza  e forza, che come la corsa ti entra dentro e ti cambia, ma con il vantaggio che da seduta non vado a sforzare le mie povere ginocchia, piuttosto malconce, ma soprattutto per una brutta distorsione che mi ha lesionato i legamenti di caviglia e ginocchio destro e che da un anno e mezzo mi dà parecchio fastidio.

taniadecesare.it (3)

Volevo correre la deejay ten per provare l’esperienza, per vedere se posso ancora farcela (se voglio), per rimettermi in gioco e soprattutto per divertirmi. Questa manifestazione non competitiva era per me l‘occasione ideale per respirare una sana atmosfera sportiva. 

Ho corso senza essere uscita nemmeno una volta, anche solo per una corsetta intorno all’isolato,  nei giorni precedenti. quando mi sono iscritta ho pensato di allenarmi un po’, almeno un paio di volte, poi ho pensato che la sfida sarebbe stata ancora più bella se avessi corso i 10km così, senza preparazione.

Anche a scarpe non ero messa bene. Le mie vecchie Mizuno erano ultra scariche e questo mi preoccupava più del fiato o delle gambe, ma quelle avevo.

La deejay ten prevede un percorso da 5 ed uno da 10km. I cinque non li ho mai presi in considerazione (le cose o si fanno bene o non si fanno affatto), i dieci invece sono una bella distanza. Da buona fondista bradicardica, quale sono,  ho pensato che 10km avrei potuto farli ad occhi chiusi, ma, sono sincera, ho valutato anche l’eventualità di fermarmi, nel caso in cui le ginocchia o la caviglia avessero iniziato a darmi fastidio.

Sono partita rilassata, chiacchierando con gli amici con cui ho partecipato. L’atmosfera era magica, migliaia di persone, con queste maglia rosso corallo che sono partite all’unisono sotto un cielo plumbeo che improvvisamente si è riempito di colore, con i coriandoli che sono stati lanciati allo start. C’erano atleti esperti, appassionati, gente comune… di tutto. Insomma, una grande festa della corsa con il Trio Medusa, la Pina e gli altri di Radio deejay ad animarla dal loro palco.

Arrivata al quinto km, è scattata qualcosa ed ho iniziato a concentrami su me stessa e mi sono isolata dal gruppo. i piedi mi facevano male. Non essendo più allenata la pelle delle dita è molto sensibile e le scarpe non idonee di certo non aiutano. Le ginocchia stranamente non davano problemi. Il fiato c’era in abbondanza e le gambe potevano tirare, così ho messo il cruising speed di default, ho smesso di pensare ai piedi e ho puntato dritto al traguardo.

deejay ten

Ho tagliato il traguardo della deejay ten a 01:00:04! Non male per una che non si allena da qualche anno, che ha corso l’ultima volta oltre un anno fa, ha le ginocchia e la caviglia andate e le scarpe vecchie. Resto comunque la vecchia gazzella di un tempo.

Un’ora e quattro secondi di puro sport, di libertà di sudore sotto la pioggia battente. Una emozione indescrivibile che solo la corsa può regalarti. Posso dirmi soddisfatta di questa bellissima giornata!

deejay ten

Voi avete mai provato l’emozione di una competizione sportiva come la maratona?

 

Primark apre in Italia (ma io preferisco i negozietti)

Primark apre in italia! La notizia circola sul web ormai da giorni. Per chi non lo sapesse Primark è una catena di abbigliamento low cost, nata in Irlanda nel 1969 e diventata molto popolare in UK.

L’apertura del primo negozio, prevista per maggio 2016, avverrà ad Arese, in provincia di Milano, all’interno di quello che sarà il più grande centro commerciale d’Europa (l’Arese Shopping Center), che sta sorgendo nell’area dell’ex stabilimento dell’Alfa Romeo.

L’evento è attesissimo, in Italia. La catena, al momento, è già presente in altri Paesi europei come Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Spagna, Portogallo e Austria, oltre che negli USA ed in Irlanda.

Primark non è l’unico colosso che approderà in Italia, ma pare che sarà affiancato da un’altra novità assoluta: Starbucks, il coffee shop americano più famoso del mondo.

Insomma una bella novità che porta sicuramente tanto fermento, ma cosa ben più importante, diversi posti di lavoro… o almeno, così sembra.

Happy days, direbbero gli inglesi! C’è veramente da essere contenti?

Per ogni centro commerciale che si apre nel mondo, un piccolo negozietto di città chiude, le vie dello shopping finiscono per assomigliarsi sempre di più, la qualità dei prodotti è sempre più scadente e lo sfruttamento dei lavoratori nei paesi poveri aumenta.

Anyway, non voglio cadere in discorsi retorici e senza via d’uscita. Ogni medaglia ha il suo retro, c’è poco da fare!

Nanà a Molfetta
Nanà a Molfetta

Quello che so è che a me piacciono da matti i negozietti di città, quelli con le vetrine tutte colorate come Nanà, in cui puoi trovare di tutto e nulla è scontato; quelli chicchissimi che gli stranieri ci invidiano come Ijo design oppure quelli che al loro interno racchiudono un vero e proprio laboratorio artigianale come Marcella Renna. Vi ho parlato di questi negozietti qualche mese fa su trippando.it nell’ambito del tema #Insiders.

Marcella Renna nel suo laboratorio di ceramica a Bologna
Marcella Renna nel suo laboratorio di ceramica a Bologna

Ho la fortuna di abitare in centro, che per il traffico non è proprio il massimo della vita, ma quei pochi giorni dell’anno in cui “sono domiciliata” a casa mia (he he he), ho il grande vantaggio di poter fare tutte le mie spese sotto casa.

Dopo anni di città come Bologna, Roma, Milano e di grandi negozi, centri commerciali e ipermercati, ho riscoperto il piacere dei negozietti. Comprare le verdure fresche di stagione dal fruttivendolo di fiducia, le uova all’ultimo secondo nella salumeria sotto casa e passeggiare lungo il corso principale della città la sera, guardando le vetrine, sono piccoli piaceri della vita che stiamo perdendo.

Io con la mia fighissima shopping bag di Primark, in Irlanda
Io con la mia fighissima shopping bag di Primark, in Irlanda

Poi, lo ammetto anch’io in Irlanda ho comprato una borsa fighissima da Primark che ho pagato 2,00 € e che adoro, ma volete mettere con tutte le cose figherrime che si possono trovare in un negozietto, come le meravigliose creazioni di Nanà Creations?!

Una delle bellissime collane di Nanà Creations
Una delle bellissime collane di Nanà Creations

E voi come la pensate? Dove vi piace fare shopping?