Cosa metto nella borsa del mare #nellaborsadelmare

Le ultime settimane sono state di fuoco (e non mi riferisco solo alle temperature), tra partenze e lavoro non mi sono fermata un attimo, ma ora finalmente è arrivato il momento di rilassarmi e decidere cosa mettere nella bora del mare.

Dopo due settimane torno finalmente a scrivere e dopo il post sull’uso del dirndl,  che ho indossato per il matrimonio insolito in Alto Adige, vi parlo di mare, cogliendo al volo l’hashtag #nellaborsadelmare lanciato da Silvia Ceriegi su trippando.it.

Perciò, se avete voglia di curiosare un po’ nella mia borsa, eccola qui:

ph Tania de Cesare
ph Tania de Cesare
  1. la borsa, mi piace che sia capiente e colorata. Quest’anno ne ho scelta una di 4all, in paglia con una pratica tracolla in cuoio;
  2. una bottiglietta, lavabile e riciclabile di Tupperware, contenente acqua fresca. Idratarsi al mare è importante, ma non dimentichiamoci di stare attenti all’ambiente;
  3. un pareo, per me non può mai mancare (non solo nella borsa del mare) e deve essere sempre 100% cotone. Il pareo è una delle cose più utili al mondo! Può essere utilizzato come telo mare, come pratico copri costume, come cuscino, per ripararsi in caso di vento fresco, come lenzuolo e persino per proteggere i sedili dell’auto quando sono roventi o non vogliamo riempirli di sale. Insomma, assolutamente indispensabile. Quello in foto è di Palme, ma non torno mai da un viaggio senza uno nuovo;
  4. beh, ovviamente il costume. Anche se, lo confesso, io al mare ci andrei senza. E’ per quello che adoro i posti selvaggi come la Croazia, perché amo la libertà e il contatto con la natura. Tuttavia, normalmente lo indosso e preferisco quelli colorati e super ridotti. Per il terzo anno consecutivo ho scelto Wikini che oltre ad avere delle fantasie stupende, è componibile con fascia o tringolo per il pezzo di sopra e slip o brasiliano per il pezzo di sotto. Il prezzo non è esagerato (intorno ai 70,00 €) e la qualità dei tessuti assolutamente il top;
  5. chiamatele infradito, flip flop o come vi pare, per me c’è solo un nome: Havaians! Ne ho decine, di tutti i colori, un vero must dell’estate. Le ho usate ovunque, anche per camminare in foresta o sotto un abito elegante e mai ne farei a meno. La loro gomma naturale è l’unico materiale che non mi crea vesciche e che non mi fa sudare. Al ritorno dal Brasile, qualche anno fa, ne ho fatto una super scorta che mi durerà per i prossimi 15 anni, almeno;
  6. la protezione solare. Da anni, ormai, preferisco alle creme gli oli solari, con media o bassa protezione, a seconda delle fasi di abbronzatura. Li trovo più facili da stendere e più idratanti. Quest’anno ho scelto l’olio solare di Angstrom. Tra i miei preferiti quelli di Clarins e Polysianes. Per la protezione mi lascio consigliare comunque dalla mia farmacista di fiducia, della Farmacia Rubino Selvaggio;
  7. I bijoux. Durante la giornata in spiaggia mi piace stare libera e non indosso nulla oltre al costume, ma un bijou nella mia borsa del mare non può mai mancare. A fine giornata, un aperitivo o una cenetta al tramonto può sempre starci e allora, dopo una bella doccia, indosso un abito semplice, ma non non rinuncio a personalizzarlo con una bella collana, un bracciale e degli orecchini. Le collane di Nanà Creations sono chicchissime e adatte a tutte le occasioni, come gli stravaganti orecchini di Principessa Glam;
  8. il poncho in spugna, molto utilizzato dai surfisti è utile per asciugarsi e per cambiarsi il costume in spiaggia;
  9. Il materassimo pieghevole di Decathlon. Leggerissimo, poco ingombrante e veramente comodo per stendersi su scogli o sassi. Io lo metto sotto il telo mare e all’occorrenza lo uso anche per fare un po’ di yoga o stretching;
  10. Una lettura leggera. Questo mese in edicola non potevo perdere  Traveller con lo speciale I Tesori d’Italia;
  11. Una lycra. Non ne faccio mai a meno durante lo sport in acqua. Mi protegge dal sole, durante le ore più calde e da veno e acqua, verso sera. Quella in foto è di Ion, super tecnica e molto stilosa. Le mie preferite in assoluto sono quelle di Billa Bong. Con me ho anche sempre una muta e dei calzari di questa marca;
  12. Voi li chiamate occhiali da sole, io li chiamo semplicemente Oakley. Per me il top per proteggermi dal sole, al mare e per praticare sport. Oltre ad avere degli ottimi filtri solari, sono anche resistenti agli urti e all’acqua. Io li indosso sia quando prendo il sole che quando faccio il bagno e ovviamente durante l’attività sportiva;
  13. Altra cosa che non può mai mancare nella borsa del mare è certamente un bel telo. Questo in spugna e cotone è molto leggero da tenere in borsa.

Come avrete notato la mia borsa del mare è bella piena. A tutte le cose che vi ho mostrato potete aggiungere anche il mio inseparabile Sony Xperia Z1 compact che avendo la particolarità di essere waterproof è sempre con me anche in acqua. Senza di lui non potrei immortalare i momenti più belli ed essere sempre connessa.

ph Tania de Cesare
ph Tania de Cesare

Borsa, pareo, costume e bijoux, se vi piacciono potete trovarli in vendita da Nanà e richiederli anche online, attraverso la pagina Facebook. In questi giorni, poi, approfittate anche dei saldi.

Voi cosa mettete nella borsa del mare? Sono curiosissima di scoprirlo, vi va di raccontarlo? Se avete un blog scrivete un post, se non lo avete usate l’hashtag #nellaborsadelmare per postare le vostre foto e i vostri pensieri sui Social o qui sotto nei commenti.

 

 

Un weekend in val di Cembra e altopiano di Piné

Adoro la montagna ed in particolar modo il Trentino Alto Adige, ma prima della scorsa settimana non ero mai stata in val di Cembra. Anzi, ad essere sincera, non ne avevo mai sentito nemmeno parlare, sino a che non mi è arrivato l’invito a partecipare ad un blog tour,  come inviata speciale di trippando.

Sono sempre felicissima di partire come blogger, se poi mi invitano in un posto che tanto amo, non sto più in me dalla gioia!

Posso dirvi che quello in val di Cembra è stato uno dei blog tour più belli a cui abbia partecipato. Quello che mi ha conquistata, oltre alla bellezza di questa valle è stata l’accoglienza calorosissima dei cembrani, il loro grande entusiasmo e l’amore per ciò che fanno e la propria terra.

Per un’intero weekend, dal venerdì al lunedì, ho messo via lo stress e mi sono lasciata condurre da Mara, Mattia, Lorenza e gli altri, alla scoperta di questa valle Trentina e del vicino altopiano di Pinè.

ph Tania de Cesare
ph Tania de Cesare

La val di Cembra è una piccola Valle scavata dal torrente Avisio, all’interno delle Dolomiti di Fiemme, perciò molto vicina alla ben nota val di Fiemme. Racchiude, in se, piccoli Comuni, tra cui Cembra, Faver, Segonzano, Lisignano, Giovo ed altri.

Ad est della val di Cembra, si trova l’altopiano di Piné che è composto dai comuni di Baselga di Piné e Bedollo.

ph Tania de Cesare
ph Tania de Cesare

Sia la valle di Cembra che l’altopiano di Piné non sono tra le mete più turistiche del Trentino e questo per me è solo un vantaggio, visto che non amo i luoghi particolarmente turistici ed affollati. Ciò non vuol dire, assolutamente, che non ci sia nulla da vedere o da fare, anzi.

Se volete maggiori informazioni su cosa fare in val di Cembra e altopiano di Piné, leggete qui, per non perdere tutti gli appuntamenti della val di Cembra leggete qui, per scoprire cosa fare in una giornata sull’altopiano di Piné leggete qui oppure visitare il sito visitpinecembra.it per ulteriori informazioni.

Tra le cose da sapere sulla val di Cembra c’è sicuramente che la sua origine vulcanica e i suoi terreni calcarei, la rendono un territorio ideale per la coltivazione di vigneti. Infatti, possiamo considerarla la “patria” del Muller Thurgau, della Schiava e di altri vini trentini D.O.C., tra cui straordinari pumanti come il Salisa o il Cimbrus.

I vigneti terrazzatti ed i muretti a secco che la caratterizzano, sono uno spettacolo di colori in tutte le stagioni. In val di Cembra, gran parte della vita e dell’economia, ruota attorno alla coltivazione dell’uva ed alla produzione del vino (e della grappa).

Ed è proprio su questo che i cembrani puntano per attrarre sempre nuovi visitatori nella valle.

Per gli amanti del vino, la val di Cembra è il posto perfetto! Qui possono dedicarsi al trekking lungo i vigneti, per scoprire le varie tipologie di uve e di coltivazioni, girare per cantine o per caneve, secondo la tradizione locale.

ph Tania de Cesare
ph Tania de Cesare

Io ho avuto la fortuna di partecipare al Durerweg il 22 maggio, un trekking lungo le tracce del pittore Albrecht Durer,  tra enogastronomia, bellezze naturali come le piramidi di Segonzano e luoghi culturali come il Castello di Segonzano; ad una degustazione, con cena, alla cantina Villa Corniole, che mi è piaciuta tanto perchè ci hanno fatto assaggiare tre annate diverse di uno stesso vino, il Salisa Trento D.O.C. e soprattutto di incontrare persone straordinarie come Marcello, il proprietario dell’agritur Al Volt, il primo agriturismo d’italia;  Alfio, il produttore del Cimbrus Trento D.O.C. ed il grande Gilberto Simoni.

ph Tania de Cesare
ph Tania de Cesare

Davvero un bel weekend quello in val di Cembra e altopiano di Piné, dal quale ho portato a casa, oltre ai colori ed ai sapori, ai formaggi di Marco dell’azienda agricola Le Mandre a Bedollo, soprattutto i sorrisi e l’affetto della gente del posto.

Io in val di Cembra ci tornerò sicuramente presto! Voi la conoscete?

Quest’anno per le vacanze di Pasqua scelgo la Puglia

Quest’anno per le vacanze di Pasqua ho scelto la Puglia. Certo, sono pugliese mi viene facile, penserete voi. Più o meno, rispondo io, visto che normalmente sono sempre in giro.

In effetti, anche lo scorso anno, per la prima volta, ho deciso di restare in Puglia, in questo periodo, per seguire i riti e le tradizioni della Settimana Santa che in tanti amano, ma a cui io non avevo mai assistito.  La mia esperienza ve l’ho raccontata poi in questo post.

Settimana Santa

Da quando ho un blog mi è capitato spesso di scoprire o riscoprire tanti luoghi con occhi diversi, come Molfetta, la mia città di origine.

Così, quest’anno, come lo scorso, scelgo di restare in Puglia e godermi le bellezze di cui questa regione è ricca. Ho deciso di girarla in camper per poter raggiungere anche gli angoli più remoti, che spesso sono anche i più suggestivi. Anche perché non c’è stagione migliore della primavera per visitare la Puglia.

Puglia in primavera

Volete sapere perché?:

  • i prezzi sono decisamente più bassi
  • i luoghi assolutamente non affollati
  • il clima è mite, non troppo caldo come d’estate, né umido come in autunno.
  • i riti di Pasqua sono imperdibili
  • si mangiano i ricci di mare nei ristorantini vicino alla spiaggia
  • i colori della campagna con i mandorli e i ciliegi in fiore sono caratteristici
  • il sole va giù più tardi e regala tramonti bellissimi

Siete mai stati in Puglia? Venite a scoprirla con i vostri occhi e aggiungete la vostra buona motivazione personale a quelle che elencato io!

I miei consigli di viaggio per la Turchia

Avete deciso o desiderate partire per la Turchia e cercate dei consigli di viaggio?! Bene, siete nel posto giusto!

Sultan Ahmed Mosque -nota anche come Moschea Blu o Blue Mosque-
Sultan Ahmed Mosque -nota anche come Moschea Blu o Blue Mosque-

La Turchia è un Paese splendido ricco di storia e con un patrimonio artistico, culturale ed architettonico enorme. Le varie dominazioni, susseguitesi nel tempo, con le loro molteplici influenze religiose e culturali, fanno della Turchia una terra meravigliosa ed unica.

Quello che mi ha particolarmente colpita, oltre all’immensa bellezza delle sue città, con le moschee e i palazzi, è lo straordinario splendore del suo patrimonio naturale.

In questo post vi fornisco dei pratici consigli per visitare la Turchia:

  • trasporti: la Turchia non è un paese fatto per spostarsi in treno. le distanze da coprire sono enormi tra una località e l’altra e le ferrovie non sono capillari. La cosa migliore è muoversi su strada. Esistono delle compagnie di autobus, ma è preferibile disporre di un mezzo se si vuole girare in autonomia. Noleggiare un’auto ha i suoi vantaggi in termini di libertà di movimento, ma non sottovalutate le distanze e i lunghi tratti lontani dai centri urbani. Un soluzione interessante potrebbe essere quella di aggregarsi ad un tour organizzato (ce n’è per tutti i gusti). Per spostarsi tra le principali città i voli interni sono la soluzione ideale.
  • cibo e bevande: la cucina turca è una deliziosa fusione di sapori orientali, asiatici, mediterranei e balcanici. Tra prodotti da forno, verdure, yogurt, pesce e carne, non resterete a digiuno. Le specialità più note sono il kebap, il simit, il gozleme, i dolma ed i sarma. Melanzane, peperoni, riso, legumi sono ingredienti molto utilizzati. Le bevande più amate il the, il caffè e l’ayran (a base di yogurt).
tipico the turco ad Ankara
tipico the turco ad Ankara
  • lingua: personalmente nelle città e nelle principali località turistiche non ho avuto difficoltà con l’inglese.
  • alloggi: vi suggerisco di scegliere hotel di fascia alta, perché gli standard potrebbero essere diversi da quelli italiani. Se decidete di fermarvi lontano dalle città, assicuratevi che il vostro hotel abbia un servizio ristorante perché potreste non trovare una alternativa all’esterno (soprattutto per la cena).
  • attenti a: le periferie, le stradine isolate nei dintorni delle attrazioni, i luoghi molto affollati come i mercati. Potreste incappare in borseggiatori e ladruncoli. Se viaggiate con un’auto a noleggio e uscite dalle città, occhio alle aree di servizio e rifornimento carburante, non sono ovunque.
  • da fare: la Turchia si presta molto bene ad essere visitata in barca. E’ l’ideale per chi pratica ciclismo e soprattutto mountain bike. Il giro della Cappadocia in mongolfiera, per quanto possa sembrarvi una cosa turistica, è una esperienza veramente indimenticabile.

 

Panorama della Cappadocia
Panorama della Cappadocia

Non mi resta che auguravi buon viaggio e aspettare i vostri racconti al ritorno.

 

 

Il mio viaggio in Turchia (io non ho paura di viaggiare)

Esattamente un anno fa, in questi giorni, stava per iniziare il mio viaggio alla scoperta della Turchia. Un viaggio unico e totalmente insolito per me e per il mio modo di viaggiare. Le motivazioni che mi hanno spinta a partire, ve le spiegavo in uno dei miei primi post su Wanderlust.

Istanbul

Oggi riaffiorano alla mente tutti i ricordi e le sensazioni che la Turchia con la sua straordinaria bellezza mi ha lasciato e ripartirei domani, se potessi. Qualcuno penserà che sono una incosciente, ma io non ho paura di viaggiare anche dopo i terribili attentati degli ultimi mesi. Io non voglio convivere con il terrore.

Cappadocia

Sorseggio la mia tazza di the, mentre scrivo e riguardo le foto. Quanta nostalgia. Della Turchia mi mancano i colori forti, come quelli della frutta sui banchi dei mercati o dei tappeti lavorati a mano; la bellezza mozzafiato di Istanbul e della Cappadocia; il sole caldo di Antalya; la magia del lago salato Tuz Golu che confonde lo sguardo tra acqua e cielo; la bontà dei gozleme nella antica città di Ankara; l’affascinante storia dei Dervisci; l’autenticità dei luoghi e la ruvidezza della gente semplice.

Tuz Golu

C’è una cosa che ho imparato ad Istanbul, che porterò sempre con me: la convivenza pacifica tra culture e credo differenti. L’Hagia Sophia (o Ayasofya in turco), nata in origine come chiesa ortodossa, poi cristiana e successivamente moschea, è un esempio significativo di come le culture e i credo diversi possano convivere in armonia tra loro. Oggi l’Hagia Sphia è adibita a museo e, al suo interno, le raffigurazioni sacre cristiane e musulmane si velano affiancate le une alle altre.

Hagia Sophia

 

Lo straordinario esempio di tolleranza, convivenza pacifica e liberà di espressione che l’Ayasofy, rivela, suscita in me una profonda riflessione su temi di attualità.

La Turchia è un Paese da sempre crocevia di culture, fisicamente a metà tra Europa ed Oriente, dove ancora oggi convivono numerose etnie è teatro di assurdi atti di intolleranza e terrorismo.

Ho amato e amo la Turchia e si, ci tornerei anche domani.

Voi ci siete mai stati? Vi è piaciuta? Come è cambiato il vostro modo di vivere e di viaggiare in questi ultimi anni e soprattutto mesi? Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione, lasciate un commento.

 

 

Come noleggiare una canal boat a Londra (e in UK)

In questo post vi darò preziosi suggerimenti su come noleggiare una canal boat a Londra e nel Regno Unito.

canl boat lifestyle

Vivere su una canal boat è un’esperienza straordinaria. Come ho raccontato nel post precedente, negli ultimi anni, un numero sempre maggiore di londinesi, ha rinunciato ai confort della vita in appartamento, preferendo a questa, quella più spartana delle house boat. Si tratta di una scelta di vita affascinate che tuttavia ha i suoi aspetti critici, se definitiva.

Non è necessario lasciare ogni cosa e trasferirsi nella City per capire di cosa sto parlando. E’ possibile vivere su una canal boat anche per un periodo breve, senza dover necessariamente conoscere qualcuno che ne possiede una.

 

Avete mai pensato di noleggiare una canal boat per la vostra prossima vacanza? Non è indispensabile avere delle competenze particolari per gestirla, basta semplicemente aver voglia di adattarsi un po’, ma il divertimento è assicurato!

moving a canal boat

Facendo delle ricerche in rete non sarà semplicissimo trovare le informazioni necessarie a noleggiarne una, questo perché non tutte possiedono una regolare licenza per l’affitto.

Io ho selezionato per voi i migliori siti dove trovare canal boat a noleggio, sia direttamente da privato che tramite agenzia:

 

 

 

Canal boat experience (vivere Londra in canal boat)

Desideravo provare l’esperienza di vivere Londra in canal boat da molto tempo e finalmente l’occasione è arrivata qualche settimana fa. Il mio 2016 è iniziato alla grande, con il più bello dei viaggi che potessi fare.

canal boat

Una canal boat è come una casa mobile, solo che sta nell’acqua. Al suo interno hai tutto l’indispensabile per vivere, ma sicuramente non lo spazio ed i confort che puoi avere in una casa fatta di mattoni. Diciamo che non è esattamente il Langham Hotel e che per apprezzarla è necessario un po’ di spirito di adattamento, ma vi assicuro che vale la pena provare!

Vi sarà sicuramente capitato di vederne nei canali in nord Europa. Quelle dei Paesi Bassi sono tra le più note. Ad Amsterdam se ne vedono tante, alcune molto belle, tutte piene di fiori colorati, una vicina all’altra. Normalmente le, così dette, house boat olandesi restano ferme lì dove sono ormeggiate, mentre a Londra la maggior parte di esse si sposta continuamente lungo i canali.

Negli ultimi anni sempre più persone residenti nella City hanno scelto di vivere stabilmente in una canal boat. Una delle ragioni più comuni che ha contribuito all’incremento di questa tendenza è il costo delle abitazioni. Gli affitti sono alle stelle e accedere ai mutui per acquistare casa non è semplice, soprattutto per i single. Così, molti trovano nelle canal boat una soluzione più economica per vivere in centro.

canl boat lifestyle

La vita in canal boat, sebbene affascinate per molti aspetti, non è sicuramente per tutti. Innanzitutto, come dicevo prima, richiede una certa capacità di adattamento. Quotidianamente bisogna fare i conti con problemi pratici come l’energia elettrica che arriva dalle batterie collegate al motore o dai pannelli solari, le bombole di gas per il riscaldamento e la cucina che vanno sostituite periodicamente, l’approvvigionamento dell’acqua, lo scarico delle acque reflue, ecc. Insomma non ti fai la doccia la mattina se prima non hai riscaldato l’acqua per almeno una buona mezz’ora (io non lo sapevo e me la sono fatta bella fredda la prima mattina. Non la inserirei tra le 10 cose che preferisco fare a gennaio). Se i pannelli solari non sono belli carichi, il tuo smartphone resta a terra e comunque difficilmente puoi caricare tablet, telefono, computer, batteria esterna e usare il phon contemporaneamente, per tre ore di fila. Quando torni a casa la sera, il riscaldamento non sarà partito prima che tu non lo abbia acceso manualmente (il che vuol dire che potrebbero non esserci 20°, ma forse nemmeno 10°).

canal boat 1

Eppure, nonostante tutto, per me la vita in canal boat è meravigliosa! E’ un po’ come essere sempre in vacanza. Tra boaters ci si conosce, ci si aiuta, come in un camping d’estate. La comunità dei London boaters si espande anche sui social media con gruppi e pagine.

Riscaldarsi con una tazza bollente di the ed un plaid, la pioggia che batte sul tetto, il suono del vento, i passi di chi, nella notte, cammina sulla tua boat per raggiungere la sua, per me sono sensazioni indescrivibili.

moving a canal boat

Come vi dicevo, la particolarità delle canal boat londinesi è che, nella maggior parte dei casi, non sono fisse, ma navigano per i canali. Anche questa è una conseguenza dei costi. Gli ormeggi stabili costano cari, mentre la circolazione è totalmente gratuita. Per questo un gran numero di canal boat, non pagando un posto fisso, gira continuamente e, al massimo, ogni due settimane deve spostarsi per raggiungere un nuovo punto di sosta.

Regent Canal

Tra i punti più di stop più noti ci sono il Camden Lock in Camden Town ed il Regents Canal in Kings Cross.

Costi a parte, vivere in una canal boat è uno stile di vita, una scelta precisa che puoi fare solo se ti piace.

Conosco diverse persone che hanno scelto di vivere in canal boat o che ne possiedono una, ma quella in cui ho alloggiato io è veramente speciale. Se volete saperne di più, date uno sguardo a questo reportage del The Guardian e guardate il video per vedere com’è al suo interno e conoscere il proprietario.

Vi piacerebbe provare questa esperienza straordinaria? Avete mai pensato di noleggiare una canal boat per la prossima vacanza? Volete sapere come fare?

 

 

 

Il mio soggiorno al Langham Hotel London

Prima di svelarvi tutto sulla mia esperienza in canal boat (che è stato il vero motivo del viaggio a Londra) vi parlerò del mio soggiorno al Langham Hotel

Perché abbia scelto questo meraviglioso hotel, ve l’ho già spiegato su trippando.it, ora voglio raccontarvi come è andata.

Non mi stancherò mai di scoprire una città tanto grande ed in continuo mutamento come Londra. I punti di vista da cui guardarla sono infiniti ed io penso di averne scoperti solo alcuni, tra questi c’è sicuramente la Londra elegante degli hotel di lusso.

photo credits The Langham Hotel
photo credits The Langham Hotel

Il Langham è uno degli hotel più rappresentativi della città, è stato il primo Grand Hotel d’Europa. Il suo palazzo in stile vittoriano è uno degli esempi più importanti di architettura inglese di quell’epoca, qui è nato il rito dell’afternoon tea (il the del pomeriggio) e Napoleone l’ha scelto come residenza per il suo esilio.

Potevo resistere al suo fascino?! Ma certo che no!

Sono arrivata al Langham in un piovoso tipico venerdì londinese, ho posato il mio bagaglio, in attesa che la mia stanza fosse pronta per le 15:00 e nel frattempo mi sono lanciata in una mattinata di shopping sfrenato in Regent Street.

L’hotel, si trova in Portland Place, affacciato alla chiesa di All Souls, proprio all’inizio di Regent Street, la principale via dello shopping, quindi vicinissimo anche a Soho.

A pranzo mi sono fermata da Franco Manca, la pizzeria più famosa di Londra. Ce n’è una proprio a Soho, in Berwick Street. Non amo mangiare cibo italiano all’estero, ma in questo caso ho fatto un’eccezione. Avevo sentito parlare di questa pizzeria che pare sia ormai un must nella City e, passandoci proprio vicino, non potevo non provare. Devo dirvi che è stata un’ottima scelta.

photo credits The Langham Hotel
photo credits The Langham Hotel

A questo punto, la mia stanza era pronta e sono stata accolta con estrema cordialità. Fa piacere sentirsi coccolati in hotel, soprattutto quando si viaggia da soli o si è in giro a lungo.

Dopo una breve sosta in camera, giusto il tempo di gustare la frutta fresca ed i deliziosi macarons di cui mi hanno omaggiata,  mi sono preparata per un pomeriggio di relax. La Chuan Spa mi aspettava ed io non mi sono fatta attendere.

photo credits The Langham Hotel
photo credits The Langham Hotel

Il wellness club del Langham, con la sua bellissima Spa, ispirata ai valori della filosofia del benessere e della medicina tradizionale cinese, la biosauna con sali dell’Himalaya, la piscina e la zona fitness TechnoGym, sono un vero paradiso nel centro di Londra.

Io mi sono persa qui per qualche ora, per l’esattezza tutto il pomeriggio. Non avrei potuto chiedere nulla di meglio.

Ci credete che i miei amici sono venuti a trovarmi e hanno preso un drink all’Artesian, l’elegantissimo bar dell’hotel, mentre io non sono riuscita a schiodarmi dalla Spa?!

photo credits The Langham London
photo credits The Langham London

Erano ormai quasi le 8:00 di sera quando mi sono trascinata in camera, non dopo essermi persa per i labirintici corridoi che portano alla Regent Wing, l’ala dell’hotel che si affaccia su Portland Place, dove si trovava la mia Grand Executive Room.

photo credits The Langham Hotel
photo credits The Langham Hotel

Per fortuna ho ritrovato la via in tempo per un bicchiere di champagne ed un complimentary evening canapés al Club Lounge. Questo servizio extra, offerto da molti hotel di lusso, è una delle facility che più apprezzo e che mi è capitato di trovare spesso a Londra. L’accesso a quest’area riservata ti permette di rilassarti a qualsiasi ora davanti ad un drink, di gustare una sempre variegata selezione di proposte culinarie, di dedicarti alla lettura o addirittura di rinfrescarti in caso di late check out.

Dopo una giornata così, cos’altro si può desiderare? Un letto, no?! Eh si, dopo un sonno rigenerante, in un fantastico king size double bed, l’avventura stava per iniziare.

photo credits The Langham London
photo credits The Langham London

Prima, però, una ricca colazione a base di frutta e muffin al cioccolato. Poi, una nuotata in piscina per dare energia alla giornata.

photo credits The Langham Hotel
photo credits The Langham Hotel

Credetemi, io dal Langham non sarei più andata via, ma una canal boat mi aspettava lì fuori ed io sognavo questo momento da tempo.

 

 

 

 

 

 

Il mio primo viaggio del 2016? Londra!

Ho scelto Londra come meta del mio primo viaggio 2016,  all’improvviso . Non avevo programmato un viaggio a gennaio né, tanto meno, di partire per Londra, ma le cose, si sa, accadono quando meno te lo aspetti. In realtà la maggior parte dei miei viaggi arriva d’impulso, come un po’ tutta la mia vita. Si dice che il ciabattino va sempre scalzo ed è proprio vero. Ho la forma mentis dell’organizzatore quando si tratta del mio lavoro o meglio di quello che un tempo era il mio lavoro. Per il resto, la mia vita, mi piace viverla come viene… spettinata, come sono io!

Regent Canal

Ho letto su Facebook (grazie Mark Zuckerberg) che un amico vendeva la sua canal boat e gli ho scritto dicendogli che non poteva darla via prima che io la salutassi, poi ho dato un’occhio ai voli Ryanair (per fortuna che esiste) e guarda caso le tariffe erano really cheap. Che fai, non parti? Certo che parti!

A voi piace Londra? Io non saprei descrivere esattamente quello che sento per questa città, ma posso dirvi che mi colpisce, mi inebria, a tratti stordisce. Mi rapisce, mi affascina, mi toglie il fiato, ma è una boccata di ossigeno. Mi diverte e mi sorprende. Mi ruba il cuore ogni volta ed io torno a riprendermelo, ma puntualmente lui resta li. Mi attrae e mi respinge allo stesso tempo.

Credo di vivere con questa città una storia romantica, nel senso letterario del termine.

Hyde Park

Londra per me è Hyde Park in una giornata grigia, Hampstead Park col sole, Camden Town con i suoi colori, litri di birra, i beef burgers più buoni del mondo, le note di una nuova canzone, millions of pigeons, i barbecue dove parli con tutti, le passeggiate lungo i canali, i festival d’estate, il caffè bollente la mattina, il the a tutte le ore, la libertà e l’amore.

Samuel Johnson (poeta, scrittore e critico, padre del vocabolario inglese)  scriveva: “quando un uomo è stanco di Londra, è stanco della vita, perché a Londra si trova tutto ciò che la vita può offrire”.

Bene, io sono partita! Volete sapere cosa è successo?